la storia

Nella tarda mattinata del 25 aprile 1945, un gruppo di tedeschi non meglio identificati esegue un rastrellamento nella zona di Palà di Ceregnano. L’operazione si configura come atto di rappresaglia per la morte – in circostanze tutt’oggi non chiarite – di un loro commilitone. Non è certo, infatti, che il soldato tedesco sia caduto in uno scontro a fuoco con i partigiani; si parla anche di un possibile mitragliamento alleato e di una reazione per difesa personale. Durante il rastrellamento perde la vita il diciannovenne Dino Bondesan, raggiunto da alcuni colpi alla schiena durante un disperato tentativo di fuga. Nel primo pomeriggio sono già state catturate 23 persone, tra anziani e ragazzini. Dopo una lunga e angosciante processione che li conduce da Ceregnano a Villadose, vengono rinchiuse nella casa di Giovanni Marchetti – detto “il pastore” – in attesa della loro sorte: la fucilazione. Presso le mura del cimitero vengono passati per le armi:

Alberino Braghin, 1926
Amedeo Braghin, 1925
Giorgio Brunazzo, 1930
Benedetto Buosi, 1903
Vittorio Buosi, 1911
Archimede Casarin, 1929
Napoleone Ceron, 1875
Guido Checchinato, 1927
Umberto Cuozzo, 1930
Armando Danesi, 1925
Pietro Ferrarese, 1925
Giuseppe Ferrari, 1899
Cilio Fortuna, 1876
Stanko Kovac, 1927
Gino Antonio Paesante, 1926
Antonio Pasquin, 1882
Giuseppe Passarotto, 1924
Probo Piva, 1928
Ferruccio Ponzetto, 1911
Ferdinando Stoppa, 1905
Giocondo Tenan, 1897
Alceo Ungarelli, 1902
Ugo Bruno Ventura, 1926

I fratelli Braghin e Ferdinando Stoppa sopravvivono alla fucilazione, nonostante le ferite riportate.